

17. Il dominio commerciale inglese nell'oceano Indiano.

Da: K. M. Panikkar, Storia della dominazione europea in Asia,
Einaudi, Torino, 1958.

In questo brano lo storico indiano Kavalam Madhava Panikkar ci
narra come l'Inghilterra riusc progressivamente ad insinuarsi nei
traffici che portoghesi ed olandesi avevano gi impiantato
nell'oceano Indiano. Tale mutamento ebbe inizio nell'anno 1600,
quando la regina Elisabetta concesse il monopolio del commercio
con l'Asia alla Compagnia delle Indie orientali. Mentre la
Compagnia si attestava in alcuni porti ed empori indiani, che
sarebbero diventati pi tardi importanti citt, come Calcutta e
Bombay, contrapponendosi alla concorrenza dei francesi, sia la
tipologia dei commerci che la composizione delle mercanzie stavano
profondamente cambiando; ma la direzione del flusso commerciale
avrebbe continuato a svolgersi, almeno fino al secolo
diciannovesimo, sempre da Oriente ad Occidente. Infatti l'Europa
non aveva ancora niente di importante da vendere agli asiatici, se
non le loro stesse merci.


Un anno prima della creazione della Compagnia olandese [avvenuta
nel 1602], una patente della regina Elisabetta [1568-1603] aveva
concesso alla Compagnia inglese delle Indie orientali [fondata il
31 dicembre del 1600] il monopolio del commercio con l'Oriente. A
quell'epoca gli Inglesi tenevano alle spezie in modo particolare.
Gli Elisabbettiani, -  stato detto - vivevano dall'autunno alla
primavera di carne salata, e la loro carne fresca era di solito di
qualit scadente; per aiutare i pescatori erano poi costretti
dalla legge a mangiare pesce pi spesso di quanto avrebbero
voluto, ed  probabile e naturale che, con tutto quel cibo
insipido nello stomaco, il loro desiderio di condimenti piccanti
fosse molto pi forte del nostro. Inoltre, siccome non avevano t,
essi amavano le bevande fortemente drogate.
Gli Olandesi, che durante il secolo sedicesimo erano stati i
principali mediatori del commercio delle spezie, avevano fornito
questa merce essenziale alle nazioni del Nord; ma quando nel 1599
fecero salire il prezzo del pepe da tre a otto scellini la libbra,
i mercanti inglesi decisero di mettersi anch'essi a commerciare
con l'Oriente.
La prima nave della Compagnia salp verso l'Oriente il 24 gennaio
1601, al comando del capitano Lancaster; arriv fino ad Achin,
nell'isola di Sumatra; e ritorn dopo due anni e mezzo, nel
novembre del 1603, con un carico di 1 030 000 libbre di pepe.
Altri viaggi seguirono, quasi tutti alle isole delle spezie. Ma
gli affari della Compagnia non avevano uno svolgimento troppo
favorevole, perch l'Inghilterra non produceva nulla da vendere in
cambio di ci che acquistava, e gli economisti dell'epoca
disapprovavano fortemente l'esportazione di moneta. Tuttavia gli
agenti della Compagnia nelle isole escogitarono un ottimo
stratagemma: riferirono che nelle isole c'era gran richiesta di
tessuti indiani, e che, se si fosse riusciti a trasportarli e a
venderli nel Bantam e nelle Molucche, i profitti ricavati
avrebbero servito a finanziare il commercio delle spezie. Fu
dunque per poter comperare tessuti indiani che gli Inglesi si
misero alla ricerca di un luogo, in India, dove impiantare un
centro commerciale, e scelsero Surat (1612).
Nel 1615 il re Giacomo primo [1603-1625] consent a inviare un
ambasciatore presso la corte di Jehangir. Gli Inglesi, frattanto,
avevano dovuto abbandonare l'Indonesia e avevano concentrato nel
retroterra indiano i loro principali interessi commerciali. Ancora
una volta la Compagnia inglese dovette affrontare il problema del
finanziamento del commercio indiano, poich per i pagamenti,
l'esportazione di valuta dall'Inghilterra non poteva nemmeno esser
presa in considerazione. Il traffico del Mar Rosso sembrava
offrire prospettive favorevoli, ma prima ancora che gli affari
avessero avuto tempo di svilupparsi, la Compagnia fu messa in
difficolt dallo scoppio della guerra civile in patria; infatti
Carlo primo [1625-1649] aveva concesso a un gruppo rivale una
patente per commerciare nelle Indie. Ma questa concorrenza non si
dimostr pericolosa, e la Compagnia delle Indie orientali inaugur
una politica di cauta estensione delle sue stazioni commerciali.
Nel 1641 cre una base a Masulipatam. Nel settembre dello stesso
anno ottenne dal raja di Chandragiri, che era subentrato
all'Impero di Vijayanagar [impero ind dell'India meridionale], il
diritto di costruire un forte a Madras. Verso il 1647 possedeva
ventitr stazioni commerciali con novanta impiegati: che non era
certo un gran progresso.
La situazione mut leggermente nel 1665, grazie all'acquisto di
Bombay. Carlo secondo [1660-1685] trasfer alla Compagnia quel
pieno diritto di giurisdizione che essa aveva sempre richiesto per
le proprie sedi (1668). Il quartier generale degli affari venne
portato da Surat, dove viveva all'ombra dei governanti indiani, a
Bombay, che i cannoni navali potevano facilmente difendere. Dopo
la Restaurazione in Inghilterra, gli affari della Compagnia
cominciarono a prosperare, o almeno ad attirare l'attenzione del
pubblico, poich erano diretti da sir Josiah Child - un
personaggio veramente straordinario, megalomane, privo di
scrupoli, arrogante e violento, ma capace di concepire piani
grandiosi e audacissimi, cosicch si disse: La Provvidenza ha
probabilmente commesso un errore facendo di lui un mercante della
City e non l'Imperatore della Cina, oppure il Gran Mogol. Sir
Josiah Child si fece promotore di una politica ardita; egli
disprezzava profondamente tutto ci che era asiatico e giunse al
punto di dichiarare la guerra all'Impero mogol. Il risultato fu
vergognoso in tutti i sensi della parola. Le sedi della Compagnia
nel Bengala vennero occupate, e in un batter d'occhio tutto ci
che con tanti sforzi era stato edificato and perduto. La
Compagnia dovette chiedere umilmente la pace, che l'imperatore
accord soltanto quando gli Inglesi ebbero promesso di non
comportarsi mai pi in avvenire in una maniera cos vergognosa. I
presuntuosi mercanti furono anche costretti a pagare una multa.
Tornati nel Bengala, gli agenti della Compagnia si stabilirono in
un villaggio di pescatori sul fiume Hoogly (Calcutta, 1690), che
sei anni dopo furono autorizzati a fortificare. Erano nate cos,
alla fine del secolo, Bombay, Madras, Calcutta, i tre centri dai
quali cent'anni dopo la potenza inglese penetr nell'interno. Ma a
quel tempo, e anche in seguito per vari decenni, la Compagnia non
ebbe alcuna influenza politica, e l'impressione diffusa con tanta
diligenza da alcuni storici moderni, che semplici commercianti
come i Carnock, i Pitt, gli Oxenden e gli Yule fossero allora
personalit politiche di primo piano, d un'idea falsa della
realt.
E' inoltre necessario ricordare qui l'ingresso dei Francesi nel
commercio asiatico. Enrico quarto di Borbone [1589-1610] aveva
capito quanto fosse importante non lasciarsi sopravanzare dalle
altre potenze europee nell'Oceano Indiano, e nel 1601 cerc di
fondare una Compagnia francese delle Indie orientali. Vennero
compiuti vari viaggi esplorativi, ma i prevalenti interessi della
Francia per le questioni europee, e pi tardi la Fronda,
impedirono fino ai tempi di Colbert che si diffondesse un
interesse profondo per le questioni orientali. Colbert, desideroso
di affermare la grandezza della Francia sul mare, si interess
direttamente alla creazione della Compagnia delle Indie orientali
(1664). Col tempo vennero fondate delle agenzie, e i Francesi,
come gli altri Europei, ebbero in India le loro piccole stazioni
commerciali. In origine, l'intenzione di Colbert fu di imporre
l'autorit francese a Ceylon, e a questo scopo nel marzo 1670
venne inviato Jacob de la Haye, al comando di una flotta
abbastanza forte. Ma gli Olandesi stavano all'erta ed impedirono
ai Francesi di stabilirsi nell'isola. Unico risultato degno di
nota della spedizione fu la fondazione di Pondicherry da parte di
Franois Martin, che insieme ad altri sei compagni era stato
lasciato sul posto.
Ecco in breve il quadro della situazione in Oriente, quale si
presentava verso la fine del secolo diciassettesimo. La
dominazione portoghese era stata eliminata completamente dagli
Oceani Indiano e Pacifico, sebbene i possedimenti di Goa, Macao e
Timor fossero rimasti intatti. Gli Olandesi controllavano le coste
di Ceylon e possedevano alcune stazioni commerciali nel continente
indiano, le pi importanti delle quali erano Cochin e Negapatam.
Essi inoltre occupavano Malacca e controllavano il commercio
malese. In Indonesia avevano edificato un impero basato sul
monopolio commerciale, e trafficavano lucrosamente con la Cina e
il Giappone. Gli Inglesi, esclusi dall'Indonesia, avevano
concentrato la loro attivit in India, dove avevano sviluppato una
vasta organizzazione commerciale. Infine i Francesi, entrati per
ultimi in Oriente, limitavano le loro pretese a Pondicherry. I
mercanti europei, salvo che nelle zone insulari, non esercitavano
alcuna autorit politica, e quando i Portoghesi nel 1633, e gli
Inglesi nel 1689, entrarono in conflitto con i governanti indiani,
dovettero imparare a loro spese che sfidare l'autorit di solidi
stati era una follia.
E' importante a questo punto sottolineare la grande trasformazione
che si era verificata nella struttura del commercio asiatico. Le
nazioni europee [...] accorrevano nei mari dell'Asia per cercarvi
le spezie, che durante il secolo sedicesimo costituivano l'oggetto
principale del commercio fra i due continenti. Per quel che
riguarda gli Olandesi, ci vale anche per il secolo
diciassettesimo. Ma con la cacciata degli Inglesi dall'Indonesia e
lo sviluppo del commercio con i porti cinesi, dalle spezie
l'interesse si volse ai tessuti, alla tela di cotone, alla
mussola, alla seta, eccetera La rivoluzione delle condizioni
economiche, che si era verificata in Europa, affrett questo
processo. Per un secolo le ricchezze dell'America erano entrate a
fiumi in Europa; le miniere d'oro e d'argento del Centro e Sud
America avevano arricchito i popoli marittimi delle coste
atlantiche, mentre le colonie inglesi e olandesi del Nord avevano
accresciuto la ricchezza delle rispettive nazioni. Anche il
commercio asiatico delle spezie aveva contribuito a questo
processo. Verso la met del secolo diciassettesimo le nazioni
atlantiche avevano raggiunto un grado di prosperit che solo
Venezia aveva goduto nel passato.
Ma questo benessere economico creava nuovi bisogni. Le tre grandi
potenze di quel tempo, l'Inghilterra, la Francia e la Spagna,
chiedevano alle Indie mussola e tessuti stampati, alla Cina t e
sete, alle Indie olandesi caff. Il commercio delle spezie
seguit, naturalmente, ad essere molto importante, ma la
concorrenza fece abbassare i profitti. Il successo dei tessuti
indiani si trasform, tanto in Inghilterra come in Francia, in una
questione politica seria. Apparvero sulla scena i libellisti - fra
i quali in modo particolare Steele, mercenario delle lettere - in
difesa delle virt delle lane britanniche. Gi nel 1677 il
Parlamento si era sentito in dovere di imporre l'uso della sola
lana durante l'inverno. Nel 1695 i prodotti inglesi erano stati a
tal punto soppiantati dai tessuti indiani che da diverse parti si
richiedeva insistentemente di applicare ai tessuti indiani
l'embargo totale, e i setaioli di Spitalfields fecero una
dimostrazione davanti al Parlamento. La situazione in Francia non
era certo migliore, e il reggente, premuto dagli interessi degli
industriali tessili francesi, tent con varie leggi di frenare la
corrente favorevole ai prodotti cinesi e indiani.
Ma il commercio con l'Oriente, che riguardava soprattutto i
tessuti, per il favore che avevano incontrato presso le classi
alte e medie d'Europa, grazie ai loro bassi prezzi, alla loro
durevolezza, vivacit di colori e, soprattutto, lavabilit, non
era limitato ad essi. Altri importanti articoli commerciali, erano
le carte da parati, i ventagli, le porcellane, gli stipetti e il
t importati dalla Cina, nonch le lacche, gli scialli (del
Cashemire) ed i broccati provenienti dall'India. L'opposizione
contro il crescente volume di questo genere di traffici si fece
assai violenta. [...].
Fino al secolo diciannovesimo, insomma, il traffico con l'Asia si
svolse essenzialmente in una sola direzione. Nessun paese asiatico
chiedeva merci europee in grande quantit. Gli imperi dell'Asia
erano, come diceva Wittfogel, stati a circuito chiuso, basati
sulla rendita fondiaria, e quindi su sistemi economici che in
linea di massima erano sufficienti a se stessi. Anche se in India
il commercio fu sempre un fattore importante, l'economia nazionale
indiana non si basava su di esso. Ci era vero anche per la Cina,
e pare che il governo imperiale abbia sempre scoraggiato
l'importazione di merci straniere. L'Europa, del resto, aveva poco
da offrire all'economia asiatica. L'esempio della Compagnia di
Amsterdam che esport nel Siam migliaia di incisioni
rappresentanti madonne e scene bibliche, stampe che illustrano le
storie di Livio e, infine, stampe pi adatte per la massa, una
collezione di nudi e di illustrazioni meno decenti, non  affatto
insolito o isolato. Citiamo pure la lettera che Richard Cocks
scrisse dal Giappone, lamentando la mancanza di interesse per i
quadri di soggetto biblico: Essi preferiscono un foglio di carta
con la figura di un cavallo, di una nave o di un uccello, a quei
quadri molto pi ricchi. N si trover alcuno disposto a pagare
sei soldi per il bellissimo quadro della conversione di san
Paolo.
La mancanza di richiesta per i prodotti occidentali costitu una
grave preoccupazione, fino a quando Manchester non riusc a
produrre tessuti a buon mercato e si poterono esportare i
manufatti.
